Servizio della Parola - n. 550
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Servizio della Parola – n. 550

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Description

Esercizi di sinodalità

Editoriale, di Paola Bignardi

1. Un primo bilancio di un percorso sinodale

1.1 Un anno sinodale. L’esperienza di un vescovo di + Erio Castellucci

1.2 Vivere in Sinodo. Bilancio di un’esperienza di Giuseppina De Simone

2. Testimonianze diocesane di percorsi sinodali

2.1 Il Sinodo dei bambini.

L’esperienza dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto a cura di Annalisa Caputo

2.2 L’ascolto sinodale vissuto

nella diocesi di Concordia-Pordenone a cura di Maurizio Girolami

2.3 L’esperienza sinodale

nella chiesa di Faenza-Modigliana a cura di Michele Morandi e Cristina Dalmonte

2.4 La forza sinodale dell’incertezza.

L’esperienza della diocesi di Modena a cura di Ivo Seghedoni

2.5 Il Sinodo diocesano della chiesa di Padova a cura di Leopoldo Voltan 41

2.6 L’esperienza del cammino sinodale

nell’arcidiocesi di Palermo a cura di Milena Libutti 49

2.7 Il primo anno di percorso sinodale

nell’arcidiocesi di Pescara-Penne a cura di Loredana Reitano e Roberta Fioravanti 55

2.8 L’esperienza della diocesi di Senigallia a cura di Paolo Gasperini 59

3. Una rilettura esperta delle testimonianze

3.1 Uno sguardo ecclesiologico sulle esperienze sinodali di Simona Segoloni Ruta 65

3.2 Cammino sinodale: chiese che imparano di Pierpaolo Triani 71

3.3 Una rilettura in prospettiva pastorale di Enzo Biemmi 75

4. In ascolto dell’esperienza

4.1 Storie a confronto

4.2 Per un ascolto della vita e della Parola.

Un contributo al processo sinodale  cura del Consiglio di Direzione

Conclusione. Dal sinodo alla sinodalità di Giacomo Canobbio

 

Editoriale di Paola Bignardi

 

Introduzione

Dopo cinque anni, la chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze,

e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità

per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà

una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della

strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento.

E incominciare a camminare.

Sono le parole che papa Francesco ha rivolto alla chiesa italiana

in occasione dell’incontro con i partecipanti al convegno

promosso dall’Ufficio catechistico nazionale (30 gennaio 2021).

Da allora, si è messo in movimento un processo imponente, che

ha coinvolto molti soggetti ecclesiali in un intenso lavoro di

ascolto, confronto, approfondimento. Insieme a diverse resistenze,

la proposta di papa Francesco ha incontrato l’attenzione di

tanti che hanno intravisto nel Sinodo l’occasione straordinaria

per una riforma della chiesa che sembra impossibile per le vie

più quotidiane e comuni.

Si è visto in questi mesi un grande fervore di iniziative: da

quelle istituzionali dei gruppi sinodali in parrocchie, in diocesi,

in gruppi e associazioni, a quelle di studio, per una messa a

fuoco teorica del tema, a quelle editoriali di riviste e libri anche

molto impegnativi.

La domanda cruciale sottesa a tutte queste attività è: qual è

1. Uno sguardo alla realtà ecclesiale

Lo sguardo alla realtà ecclesiale giustifica un Sinodo: le assemblee

domenicali sono sempre più povere di partecipanti e

soprattutto da esse sono scomparsi i giovani e anche i bambini.

Dopo la pandemia non vi è stato un ritorno alla messa festiva

da parte di tutti quelli che la frequentavano prima. È come se

molti si fossero accorti che anche senza eucaristia la domenica

scorreva bene lo stesso; anzi, era più libera senza quell’impegno

che per molti era poco più che assolvere a un precetto. Appare

sempre più chiaro che la pandemia ha avuto la funzione di rivelare

una crisi che era in atto già da prima e che aveva, a ben

guardare, anche altri segnali espliciti. Ad esempio l’abbandono

quasi totale della frequenza ai sacramenti e alle attività della comunità

cristiana da parte dei ragazzi, subito dopo la celebrazione

della cresima. Il sacramento del diventare adulti come discepoli

del Signore in effetti segna l’allontanamento dalla chiesa e

dalla sua proposta spirituale e formativa. Un fenomeno, questo,

molto preoccupante, se si pensa che le parrocchie dedicano la

gran parte delle loro energie, al di fuori delle celebrazioni domenicali,

proprio alla catechesi dell’iniziazione cristiana. Questo

è ciò che si vede. Se inoltre ci si fermasse anche ad ascoltare,

ci si renderebbe conto che la distanza interiore, culturale e spirituale

anche di coloro che frequentano la messa della domenica,

è consistente: gli insegnamenti della chiesa sono percepiti come

obsoleti e non in grado di rispondere alle domande delle persone

di oggi, particolarmente della componente giovanile e ancor

più di quella femminile della comunità cristiana.

È proprio l’ascolto che conferma il valore della convinzione

di molti studiosi dei fenomeni sociali: la secolarizzazione non ha

fatto sparire la religione, ma la sta trasformando. La religione

non è scomparsa nella società post-secolare, ma sta mutando

la posta in gioco?

È l’interrogativo al quale cerca di rispondere anche questo

numero speciale della nostra rivista. […]

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