L‘attualità della Gaudium et spes. A proposito di un libro di Philippe Bordeyne
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L‘attualità della Gaudium et spes. A proposito di un libro di Philippe Bordeyne

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La Gaudium et spes si appresta a celebrare i cinquant’anni di vita, e con

essa l’intero concilio, visto che è stato l’ultimo documento a vedere la luce,

il 7 dicembre 1965. L’impressione è che una tale ricorrenza, anche per il sovraccarico

di altri appuntamenti attesi dall’opinione pubblica, come il Sinodo

dei Vescovi sulla famiglia, stia passando in sordina. Una specie di paradosso,

anche perché difficilmente temi controversi come quelli che si appresta a discutere

il prossimo Sinodo, si sarebbero potuti affrontare senza la Gaudium

et spes. Il Pontificio Istituto Pastorale Redemptor hominis della Lateranense

ha comunque appena dedicato alla costituzione pastorale un convegno, rivisitandone

la storia, alcuni contenuti, la recezione e le prospettive (cfr. il mio

resoconto pubblicato su «Settimana», 22/2015). In attesa della pubblicazione

degli atti, si può intanto ravvivare la memoria con qualche testo di recentissima

pubblicazione.

Qui mi limito a recensire quello di Philippe Bordeyne1, rettore dell’Institut

catholique di Parigi. Già autore di una tesi dottorale dedicata proprio alla

costituzione pastorale, pubblicata con il titolo L’homme et son angoisse. La

théologie morale de “Gaudium et spes” (Cerf, Paris 2004), e di altri numerosi

studi, il professore francese ha le carte in regola per affrontare l’argomento.

Questo saggio, dato alle stampe proprio per l’occasione giubilare, non parte

da zero, ma raccoglie una decina di scritti precedentemente pubblicati. Ciò

appesantisce la lettura, che stenta a trovare la continuità desiderata per entrare

in un testo magisteriale complesso e dalla storia tormentata. Non è quindi un

libro di prima lettura (per chi ne cercasse qualcuno del genere, mi piace citare

almeno il breve ma incisivo commento di Luigi Sartori, La Chiesa nel mondo

contemporaneo. Introduzione alla “Gaudium et spes”, EMP, Padova 1995), oltre

al più noto e poderoso lavoro storico-redazionale di Giovanni Turbanti, Un concilio

per il mondo moderno. La redazione della costituzione pastorale “Gaudium et spes”

del Vaticano II, il Mulino, Bologna 2000).

Bordeyne si impegna a riorganizzare e riadattare la raccolta, dividendola in tre

parti che portano titoli suggestivi (Rileggere la “Gaudium et spes” oggi; La morale

a partire dalla ricerca di senso; Il potenziale sociale della “Gaudium et spes”), e

dedicando l’introduzione più il primo capitolo alle chiavi generali dell’accesso. Il taglio,

che determina l’organizzazione e la scelta degli argomenti, è teologico-morale, ciò

che presuppone una conoscenza di base in tale campo, con il vantaggio di favorire

l’apertura di strade che hanno una chiara risonanza nel dibattitto attuale. La frase

di esordio fa da sottofondo ispiratore: «la persistante nouveauté de Gaudium et

spes». Bordeyne ne è convinto e la attribuisce al genere letterario (primo nella

storia per documenti di questo tipo), al carattere profetico, al tipo di parola scelto,

all’atteggiamento umile con cui la Chiesa si offre al mondo. Non manca il riferimento

alla recezione, soprattutto alle interpretazioni euphorisantes che hanno confuso il

rapporto tra dialogo e apertura. «Si donc le mouvement de l’Église vers le monde ne

consiste en aucune manière à se soumettre à lui ou à se dissoudre en lui, il n’en reste

pas moins que le Concile a cherché, dans Gaudium et spes, à penser de manière

nouvelle ses rapports avec le “monde de ce temps”» (p. 22).

Nella logique d’ensemble della costituzione emergono: la volontà di fare il punto sulla

situazione reale, discernendo con uno sguardo di speranza le aspirazioni fondamentali

dell’umanità; il riferimento alla dignità della persona e della famiglia umana per

rispondere ai problemi etici contemporanei; l’attenzione prioritaria ai poveri come

punto prospettico per gli orientamenti politici ed economici. La norma è il Cristo che,

come mostrano le finali di ogni capitolo, fa da paradigma interpretativo e risolutivo

del discorso antropologico. Non sono così trascurate le pagine cristologicamente

impegnative della Gaudium et spes, come l’ineguagliabile n. 22: «In realtà solamente

nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo […]. Cristo svela

pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione. Nessuna

meraviglia, quindi, che tutte le verità esposte trovino in lui la loro sorgente e tocchino

il loro vertice» (EV 1/1385). Il riferimento cristologico consente alla Gaudium et spes

di dare il proprio annuncio, e bilanciare la denuncia con l’ottimismo circa la capacità

di conversione dell’umanità.

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