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1. Gesù Cristo, essenza del cristianesimo
«Il tema dell’identità di Gesù Cristo ci porta al cuore dell’essenza del cristianesimo, al fondamento della Chiesa cristiana e della sua missione nel mondo. Possiamo dire che, con esso, affrontiamo pure il perenne valore della pretesa della verità del “cristocentrismo della fede”»1. Questa affermazione in un saggio del 2002 mette bene in evidenza come la cristologia sia stata veramente il cuore della teologia di Marcello Bordoni. Indirettamente, lo dimostrano anche gli stessi titoli delle due opere pubblicate in occasione del suo settantesimo e ottantesimo compleanno2. La sua opera cristologica è costituita dalla trilogia: Gesù di Nazareth Signore e Cristo. Saggio di cristologia sistematica, I. Problemi di metodo; II. Gesù il fondamento della cristologia; III. Il Cristo annunciato dalla Chiesa3. Questa trilogia è stata sintetizzata nel volume Gesù di Nazareth. Presenza. Memoria. Attesa4, e in seguito proposta come cristologia pneumatologica in La Cristologia nell’orizzonte dello Spirito5.
Il contesto culturale delle rivoluzioni di fine secolo XX nel quale il Bordoni ha insegnato e scritto di cristologia, è quello in cui dominava lo slogan: Gesù sì, Chiesa no. A partire da questo slogan, si è intensificata la lotta alla chiesa cattolica, contro la quale sono stati scritti diversi libri. In essi dominano le accuse di ingerenza nel potere secolare, di provocazione di guerre, di rovina dei bambini, e, ultima, d’invenzione del Dio cristiano. Non è un caso che il sottotitolo di uno degli ultimi libri su Gesù, di Paolo Flores D’Arcais, reciti: L’invenzione del Dio cristiano6, e il suo tono sia costantemente polemico, per non dire offensivo, nei confronti della chiesa cattolica e del papa. Il paradosso di tutta questa propaganda, tuttavia, è che con l’abbandono della Chiesa non è aumentato l’interesse per Gesù. Lo dimostra, tra gli altri aspetti, il poco interesse per la conoscenza dei Vangeli. Si presta maggiore interesse per il dialogo ragione e fede, per i temi eticamente sensibili, per la promozione della pace e la difesa dei diritti umani. Molto spesso, la Chiesa è vista come un’agenzia umanitaria e Gesù come un maestro di morale.
2. Sintesi tra cristologia dal basso e cristologia dall’alto
Nell’ambito del mio intervento, vorrei richiamare brevemente tre aspetti presenti nella cristologia di Bordoni: una sapiente sintesi tra cristologia dal basso e cristologia dall’alto; una chiara riaffermazione dell’unicità salvifica di Cristo; l’attenta considerazione della molteplicità delle mediazioni.
La sintesi tra storia e fede, tra cristologia dal basso e cristologia dall’alto, la troviamo contenuta già nel titolo stesso del primo volume: Gesù di Nazareth Signore e Cristo, ed è stata riproposta, in qualche modo, anche dal volume di R. Penna, Gesù di Nazareth, la sua storia, la nostra fede7. Per quanto riguarda la cristologia dal basso, sappiamo come teologi, filologi ed esegeti, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, si siano cimentati nella ricerca su Gesù, uomo vissuto in Palestina e condannato alla pena della crocifissione da Ponzio Pilato nel primo secolo della nostra era. Queste analisi, volte ad approfondire la storicità della vita terrena di Gesù e che si sono susseguite in un incalzare di tre distinte tappe (old, new e third quest), hanno prodotto una grande quantità di immagini di Cristo. Esse, in un movimento “a pendolo”, hanno avuto un’oscillazione che ha portato a considerare Cristo da moralista a fazioso politico e rivoluzionario, da mago a filosofo, da asceta mistico a fondatore di una nuova religione; il tutto avendo come sfondo o come contesto i vangeli analizzati sotto l’egida delle norme del metodo storico-critico. Bordoni ha sapientemente evitato gli estremismi e gli assolutismi di queste tesi e, nell’approccio al mistero di Gesù, ha perseverato in una impostazione armonica di storia e fede. Il mistero del Cristo non è stato mai banalizzato o razionalizzato, bensì investigato ed esposto nel rispetto della sua valenza soprannaturale. Bordoni è stato sempre consapevole dell’eccedenza della fede, per cui il “di più” della persona divina di Gesù di Nazareth, del suo essere Signore e Cristo, non può essere esaurito dalle categorie della sapienza umana. Queste hanno ridotto Gesù Cristo ad uno dei tanti maestri di umanità e moralità della storia. Ma la salvezza dell’uomo non può essere garantita da un maestro di morale in più; bensì da un salvatore, che dimostri di essere l’unico salvatore necessario.
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