Parole di Vita
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IL VANGELO SECONDO MARCO

«DIETRO A ME»

Editoriale

Giacomo Violi

CHIAMATI, COSTITUITI E INVIATI

Paolo Mascilongo

LA FORMAZIONE DELLA COMUNITÀ DEI DISCEPOLI IN MC 1,16–8,30

Augusto Barbi

SULLA STRADA VERSO GERUSALEMME

Nicoletta Gatti

STRADA E CROCE: ESSERE DISCEPOLI

Ombretta Pettigiani

UN CIECO CHE VEDE BENISSIMO… IN MEZZO A MOLTI DISCEPOLI

Mirko Montaguti

LA PASQUA DEL DISCEPOLO. FALLIMENTO E PROMESSA

Marco Cassuto Morselli

I MAESTRI E I DISCEPOLI DI YESHÙA

Alessandro Cortesi

SEGUIRE GESÙ. CRISTOLOGIA E SEQUELA

BIBBIA E SCUOLA

Marco Tibaldi

Il vero discepolo

PER SAPERNE DI PIÙ

Paolo Mascilongo

Genere letterario del vangelo e questione sinottica

RILETTURE

Valeria Poletti

I discepoli

APOSTOLATO BIBLICO

Paolo De Martino

La Bibbia, una parola “nuova”

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Cristo e i peccatori penitenti di Pieter Paul Rubens

 

Editoriale

Dopo l’annunciatore e il suo annuncio, è il momento dei destinatari. Fin dall’inizio Gesù e il Regno sollecitano reazioni. Ora, essendo l’identità del primo complessa e la realtà del secondo articolata, anche le risposte degli interlocutori si presentano diversificate. I primi credenti in Gesù sono ricorsi a molteplici immagini per esprimere il loro rapporto con lui e con il Regno. Marco si affida alla ruota delle preposizioni per rappresentare le posizioni rispetto a Gesù: ci sono quelli insieme (i familiari: 3,21), quelli che si pongono di fronte (gli avversari: 3,22), altri stanno intorno (la nuova famiglia: 3,34), altri vanno dietro a (1,17), stanno con (3,14) o sono inviati da lui (6,7). Ma Marco vede in due immagini la migliore sintesi del rapporto stabilito con Gesù e da stabilire con il Risorto: discepolo e seguace. Oggi, per assuefazione, la scelta forse non sorprende, eppure nasconde due particolarità. Se considerati con attenzione, i due sostantivi uniti formano un ossimoro: il discepolo sta, ai piedi del maestro; il seguace cammina, dietro o sulle orme del leader. Ciò avviene perché il rabbi di Nàzaret esercita il suo magistero in modo del tutto peculiare: non in una yeshivà ma per strada, in movimento. C’è un’altra particolarità nella scelta terminologica di Marco che non andrebbe scordata: mentre oggi quasi senza badarci si usa ripetutamente il sostantivo astratto «sequela », Marco e gli altri evangelisti invece ricorrono soltanto a forme verbali, cogliendo e valorizzando la dimensione esperienziale e storica di quel tipo di rapporto con Gesù. Ne deriva che Marco elabora e propone percorsi narrativi di sequela, nel senso che lo snodarsi della narrazione forgia modelli di discepoli che seguono Gesù, messia e figlio di Dio, invitando il lettore a sceglierne uno e a ricrearlo. La prima metà del vangelo (1,16–8,30) è dedicata alla formazione del gruppo, nel duplice senso del termine, cioè a crearlo (Giacomo Violi) e ad educarlo ai valori del Regno (Paolo Mascilongo). Con il goffo e insensato tentativo da parte di Pietro di fermare Gesù diretto verso una conclusione sanguinosa e ingloriosa della sua vicenda inizia la focalizzazione sul mistero del Figlio dell’uomo, che dovrà soffrire, morire e risorgere. Discepolato e sequela si incontrano, scontrano e sostanziano sulla strada e con la croce (8,31– 10,45), dove la meta geografica (Gerusalemme) diventa meta teologica (si compiono le Scritture, come illustrano i contributi di Augusto Barbi e Nicoletta Gatti). Significativamente il percorso formativo si conclude con la guarigione del cieco Bartimeo, che pare vederci benissimo (Ombretta Pettigiani): colui che giaceva sul ciglio della strada balza in piedi e si mette dietro al suo guaritore per salire a Gerusalemme, disponibile cioè a coprire quei mille metri di dislivello, immagine di quanto sia impervia la strada verso la croce. A una cecità superata se ne contrappone una pervicace: la nuvola dell’incomprensione, distesa sul racconto fin dall’inizio, da cirro diventa nembo e avvolge non solo gli esterni, ma anche il gruppo più ristretto. Il Maestro muore senza discepoli, il leader senza seguaci. Ma al fallimento degli uni e degli altri sopperisce la promessa del giovane biancovestito: «Vi precede in Galilea» (Mirko Montaguti). La vicenda, sospesa sul piano della narrazione, si apre sul piano della storia. Il rimando al luogo delle origini implica che, se da una parte il fallimento fa parte del percorso discepolare, dall’altra il Risorto rende possibile una relazione rinnovata con lui. Il fatto che la convivenza storica con Gesù da parte dei primi testimoni non li abbia esentati dall’incomprensione e dalla conoscenza parziale implica che la conoscenza di lui non si esaurisce in una dottrina su di lui, ma è parte di un’esperienza di cammino insieme con lui. Sequela e discepolato diventano luoghi della conoscenza e dell’incontro (Alessandro Cortesi) nel testo dell’autore e nel contesto del lettore, chiamato a immedesimarsi creativamente con i personaggi incontrati.

Buona lettura.

Marco Zappella

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