Description
Nell’occhio, inteso come punto luce del nostro Essere, prendono forma personificazioni mitiche astrali: corrispondenze arcaiche remote che serbano ricette alchemiche antiche, utili e benefiche sia per la distillazione dello sguardo sia per la trasmutazione aurea della psiche. L’occhio si fa, dunque, ventre creativo, dove fermentano e affiorano tracce primitive, orme originarie, immagini archetipiche con le quali e attraverso le quali l’uomo – procedendo per mimesis, muovendosi per locus e operando per affinità simbolica – interagisce, raffinando e sublimando la propria Anima. Ma come si gioca il corpo a corpo sibaritico e sintetico della Visione? Come porre le immagini percepite in relazione con la profondità inconscia? E come farle aderire all’Anima dell’uomo? A questi interrogativi si è voluto dare risposta, facendo appello alla mitologia e all’arte – alla prosa, alla poesia, al cinema, alla pittura, alla danza e alla musica in particolare – con l’intento di fare emergere la forza e la bellezza della percezione. Qualità e caratteristiche che meritano di essere riconsiderate e rivalutate, se si vuole promuovere una rinascenza dello sguardo. Condizione, quest’ultima, indispensabile per approdare a un’autentica Visione capace di dialogare con le istanze profonde della psiche, nel tentativo di sottrarci all’ossessione contemporanea della visibilità che ci rende, sostanzialmente, invisibili a noi stessi. Prefazione di Claudio Bonvecchio.






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