Description
La fragilità e la transitorietà dell’esistenza sono i temi che Gregorio Botta (Napoli, 1953) affronta nel lavoro presentato in queste pagine, il cui titolo trae spunto da un verso di Emily Dickinson.
La sua arte, sintetica ed essenziale, attinge alla natura – utilizzando cera, acqua, alabastro, ferro, foglie, fuoco, pigmenti – e dà voce all’infinito, stimolando l’osservatore a una silenziosa contemplazione, a un’intima meditazione sulla ciclicità del tempo e sulla precarietà dell’essere umano.
Roma, La Galleria Nazionale, febbraio – giugno 2020
Sommario
Urlo dentro per non disturbare
Massimo Mininni
È materia delicata
Bruna Esposito
“Just” Measuring Unconsciousness… O della colta inconsistenza / dell’inconscia consistenza in Gregorio Botta
Andrea Viliani
Una soglia verso l’assoluto. Appunti sull’arte di Gregorio Botta e Maria Elisabetta Novello
Ludovico Pratesi
Opere in mostra
Biografia






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