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Cosa accade quando entriamo in un museo? Cosa accade quando ci aggiriamo per i padiglioni della Biennale veneziana o per le sale di qualsiasi altra esposizione? È importante prenderne coscienza, non solo per diventare spettatori e fruitori sempre più consapevoli, ma soprattutto per capire cosa succede quando indossiamo i panni del pubblico: abbiamo la possibilità, in quell’occasione, di riconoscere la nostra originaria e costitutiva doppiezza – la stessa di cui parlavano Parmenide o Goethe – e di vederla finalmente messa in opera.
L’esperienza estetica, insomma, ci mette in comunicazione diretta con l’aspetto inconoscibile di noi stessi e delle cose tutte. È qui la radice di quella sindrome che Stendhal aveva così efficacemente descritto: l’opera d’arte ci invita, infatti, a lasciarci ‘toccare’ dall’irriducibile.
Così, quando attraversiamo gli spazi di un museo, ci troviamo liberi da qualunque pensiero e proprio perciò in grado di cogliere l’impossibilità del “tutto”; ossia la costitutiva frammentarietà del reale.
Massimo Donà è professore ordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ma è anche musicista (con dieci CD al suo attivo) e pittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Arte e filosofia (Bompiani, 2007), Teomorfica. Sistema di estetica (Bompiani, 2015), Di un’ingannevole bellezza. Le “cose” dell’arte (Bompiani, 2018), Miracolo naturale. Leonardo e la Vergine delle rocce (Mimesis, 2019), Apologia dell’immediato. Percorsi evoliani (Inschibboleth, 2020), L’irripetibile. Il paradosso di Dada (Castelvecchi, 2020), È un enigma, questo. La filosofia di Moby Dick (ETS, 2024), Tre donne, tre misteri. Tiziano Vecellio e le aporie della perfezione (Mimesis, 2024), Una certa idea dell’idea (Inschibboleth, 2025), Filosofia della fotografia. I prodigi di un insospettabile “obiettivo” (Silvana Editoriale, 2025).






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