Credere Oggi
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Credere Oggi

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Editoriale

Dal vizio alla virtù mediante i doni dello Spirito

«Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù».

(Molière, Don Giovanni, atto V)

Sembra che Molière sia quasi un nostro contemporaneo quando in opere come L’Avaro o Tartufo o Don Giovanni si scaglia contro i vizi dell’avarizia, dell’ipocrisia e del libertinaggio, mettendoli alla berlina e facendo ridere il pubblico della sua epoca. In effetti i vizi di allora non sono poi così diversi o lontani da quelli attuali. Ma cos’è cambiato nel frattempo? Sicuramente nell’opinione del mondo moderno si è perduto il riferimento al vizio come peccato, come «rifiuto dell’uomo a fare la volontà di Dio». Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che «il peccato trascina al peccato e con la ripetizione dei medesimi atti genera il vizio. […] Alcuni peccati sono chiamati capitali, perché generano altri peccati, altri vizi» (nn. 1865-1866). Se questa è la convinzione della chiesa, che poggia su di una solida tradizione, tanto più lontana appare la mentalità odierna, che considera i vizi piuttosto come una manifestazione psico-patologica, come malattie da curare, oppure li esalta come segno di spregiudicatezza e di libertà.

Talvolta si parla anche di «nuovi vizi», come il consumismo, la tendenza insopprimibile allo shopping, la dipendenza dai mass media o dagli strumenti informatici. In tal modo si nega implicitamente il modello del «vizio» e si inquadrano questi comportamenti nei disturbi che portano al dissolvimento della personalità. È opportuno invece riprendere l’antica terminologia e analizzare più attentamente la natura dei vizi in modo da prenderne consapevolezza ed evitare il pericolo, come avvertiva già Molière, di scambiare per «valori alla moda» quelli che invece non sono che i disastrosi inconvenienti della modernità.

In secondo luogo, come fanno notare gli apporti della psicologia e della teologia spirituale, spesso nei vizi che affascinano il cuore umano si può scorgere il desiderio o la nostalgia della virtù opposta. La lussuria, per esempio, può far rilevare come lo stesso piacere corporeo rinvii al desiderio di una felicità e di un appagamento che non possono coincidere con il puro godimento fisico. In tal senso, i vari articoli di questo fascicolo indicano anche un percorso da compiere, di purificazione e terapia, verso la piena libertà dei figli di Dio. Lungo questo cammino, nel passaggio dal vizio alla virtù, interviene per il credente l’azione dello Spirito Santo, che con i suoi sette doni completa l’opera che la sola sapienza etica non potrebbe portare a termine. Infatti nel passaggio dal vizio alla virtù e dalla virtù al dono dello Spirito, emerge con più evidenza il significato di ognuno di essi. Accanto al settenario dei vizi, va posto dunque il settenario dei santi doni, da invocare e da vivere.

La struttura del fascicolo si può cogliere facilmente. Il primo intervento di Giovanni Cucci descrive le ambiguità e le prospettive suscitate dal rinnovato interesse per il tema dei vizi capitali, mentre Celestino Corsato ripercorre le tappe che nella tradizione cristiana hanno portato agli elenchi dei vizi da evitare e delle virtù da praticare. Con la competenza e la passione educativa che la distingue, Chiara Giaccardi analizza le dipendenze e le nuove schiavitù correlate con un utilizzo scriteriato delle recenti tecnologie informatiche.

Il contributo di Antonio Bertazzo focalizza con attenzione le dinamiche psicologiche ed etiche che sottendono i vizi della gola e della lussuria (i tradizionali «vizi del corpo»), mentre quello di Antonio Montanari approfondisce i vizi più sottili della superbia e dell’accidia (i «vizi dello spirito») che portano l’uomo o a un’esaltazione di sé del tutto esagerata o alla paralisi del cuore e della volontà che blocca ogni possibilità di crescita.

Da parte sua Luciano Manicardi mette in guardia dalla frenesia dell’azione che spinge l’uomo verso l’esteriorità, tracciando le tappe di un cammino spirituale che dal recupero della propria interiorità mira a sviluppare la dimensione contemplativa della vita. Roberto Tagliaferri, con un richiamo provocatorio a quei vizi considerati «indispensabili» nella vita sociale, invita a riscoprire la valenza universale del rispetto e dell’altruismo come valori fondamentali per la costruzione dell’autentica convivenza umana. Giuseppe Savagnone, infine, delinea un progetto educativo che conduce gradualmente verso la crescita e l’esercizio delle singole virtù, più che mai necessarie per il futuro della nostra società.

L’Invito alla lettura, curato da Giuseppe Quaranta offre una bibliografia ragionata sulle opere più recenti dedicate ai vizi capitali, mentre la rubrica In Libreria riporta le recensioni di alcuni volumi inviati alla nostra redazione.

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