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EDITORIALE
Giunti al terzo capitolo della Dei Verbum
ormai lo schema di fondo si sta delineando
in modo chiaro: dopo aver tracciato
le linee fondamentali della rivelazione nel
cap. 1 (che cosa vuol dire che Dio si rivela a noi?), dopo
aver affrontato la questione problematica del rapporto
tra Scrittura e tradizione nel cap. 2 (sono forse
due “fonti” distinte della rivelazione di Dio? O non
si tratta piuttosto della stessa unica “scaturigine”?),
ora, con il cap. 3, il documento conciliare approfondisce
la natura particolare della sacra Scrittura. Semplificando,
possiamo dire che risponde a due domande:
in che senso i libri biblici sono parola di Dio? E,
in quanto tali, come vanno interpretati?
Forse avrete notato che, nei nostri articoli, quando
parliamo di sacra Scrittura usiamo la “S” maiuscola.
La Dei Verbum ci ricorda infatti che i libri biblici,
pur essendo stati scritti da autori umani, hanno
Dio per autore. Sono parola di Dio. Sono ispirati.
E cioè? La questione dell’ispirazione dei testi sacri è
stata molto dibattuta nella storia; l’articolo di Valentino
Bulgarelli la affronta dal punto di vista teologicocatechetico:
in un contesto culturale in cui si mette
in discussione il fatto che l’umano sia capace di entrare
in relazione con il divino, il concetto di ispirazione
dice proprio il contrario, parlandoci dei testi
sacri come espressione di una profonda interazione
tra l’uomo e Dio. La Bibbia è sia parola di Dio che
parola di uomini; è tutte e due le cose insieme. Proprio
per questo non va letta in modo fondamentalista,
come se fosse un distillato di sapienza calato
dal cielo. Sebastiano Pinto ci aiuta a riflettere sul fatto
che la Bibbia è parola di Dio in parole umane, è
scritta con linguaggi legati a un certo periodo storico
e pertanto va interpretata. Sono tre i criteri indicati
da DV 12: l’unità delle Scritture, la tradizione
e l’analogia della fede. Verrebbe da chiedersi perché
Dio ha parlato con parole umane, soggette alla difficoltà
dell’interpretazione; la risposta si trova nell’ultimo
numero del capitolo, DV 13, in cui si introduce
l’idea della «divina condiscendenza» (cf. articolo
di Guido Benzi): Dio comunica con parole umane affinché noi uomini lo possiamo comprendere, così
come il Verbo eterno di Dio si è fatto uomo perché
noi lo potessimo incontrare. È il dogma dell’incarnazione
che illumina la realtà della Scrittura: come
Gesù è vero Dio e vero uomo, così la Scrittura è vera
parola di Dio e vera parola di uomini.
Come base di una così profonda riflessioneteologica,
il capitolo terzo della Dei Verbum utilizza alcuni
testi bibliciche vengono approfonditi nella prima
parte del nostro fascicolo, dopo l’ormai abituale articolo
sulla storia della redazione del testo (di Riccardo
Saccenti). In DV 11 trova posto l’affermazione della
2Pietro, che cioè «nessuna scrittura profetica va soggetta
a privata spiegazione»; la Bibbia è una Scrittura
da scrutare(Francesco Bargellini). Non meno importanti
sono i riferimenti ad altri passi del Nuovo Testamento,
tra i quali leggeremo in particolare 2Tm
3,16: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio»; l’articolo
di Pasquale Basta approfondirà i testi dando anche
uno sguardo all’ultimo documento della Pontificia
Commissione Biblica, intitolato Ispirazionee verità
della sacra Scrittura. Infine, approfondendo da un
punto di vista esegetico quanto già accennato dalla
prospettiva della teologia, Dionisio Candido farà una
carrellata ragionata dei vari metodi dell’esegesi biblica,
oltre che una riflessione sull’importanza di avere
un metodo di lettura.
È anche questo un fascicolo denso, impegnativo;
del resto, siamo al cuore della Dei Verbum. Sperando
che – giunti alla fine degli articoli – abbiateil desiderio
dicontinuarel’approfondimento, vi proponiamo
le nostre rubriche ormai conosciute: la «bibliografia
ragionata» di Valeria Poletti; il«laboratorio biblico-teologico»
di Valentino Bulgarelli; le«figure di biblistie
teologi» di Riccardo Battocchio (che presenterà Joseph
Ratzinger); la «Dei Verbum nella pastorale» di Cesare
Bissoli; la «Bibbia nell’arte» di Marcello Panzanini. Per
chi volesse seguire un itinerario in un gruppo di lettura,
c’è sempre l’inserto staccabile di Serena Noceti.
Carlo Broccardo






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