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Indice
Editoriale: Il passo avanti nell’amore 3-6
GAETANO PICCOLO
Chi è la persona che discerne? 7-19
SEBASTIANO PINTO
Il discernimento nell’Antico Testamento.
La fatica e la gioia di una relazione 21-40
ANDREA ALBERTIN
Il discernimento secondo Rm 12,1-2 41-53
GIANLUIGI PASQUALE
Sensus fidei, luogo privilegiato del discernimento 55-69
ANDREA ARVALLI
Discernimento spirituale e sistema motivazionale.
Il contributo della psicologia 71-84
FRANCESCO IANNONE
Per una rinnovata lettura ecclesiale dei segni dei tempi 85-97
ANNA BISSI
Discernimento e corso della vita 99-111
MASSIMO SEBASTIANI
Il discernimento nel Codice di diritto canonico 113-128
ARISTIDE FUMAGALLI
Il discernimento in Amoris laetitia 129-142
Invito alla lettura (Andrea Arvalli)
EDITORIALE
Il passo avanti nell’amore
Il discernimento appartiene al dinamismo dell’esperienza umana
e cristiana. Tra le ambiguità e le tensioni della vita, i credenti sono
chiamati a dare testimonianza della fede, ma non è sempre immediato
cogliere la volontà di Dio, «ciò che è buono, a lui gradito e perfetto»
(Rm 12,2). Osserva papa Francesco: «Ad ogni incrocio di strade devo
discernere un bene concreto, il passo avanti nell’amore che posso fare, e
anche il modo in cui il Signore vuole che lo faccia»1.
Alcuni sostengono che il discernimento non sia necessario, pensando
che se c’è la fede esso diviene superfluo: «Si crede e basta». La tradizione
spirituale attesta, invece, che il «discernimento è sempre stato ritenuto
il dono assolutamente necessario per conoscere la volontà di Dio»2,
una convinzione che unisce l’Oriente (Origene, Antonio, i padri del
deserto, Evagrio, Giovanni Climaco) e l’Occidente (Cassiano, Ignazio
di Loyola, Karl Rahner).
Il discernimento è una realtà complessa: da intendere e invocare
come dono dello Spirito, esso richiede il pieno coinvolgimento dell’uomo
e delle sue facoltà. Detto altrimenti, il discernimento è un processo dinamico
nel quale si realizza la sinergia tra l’opera del protagonista divino,
lo Spirito Santo, e il soggetto destinatario di questo dono da accogliere
e sviluppare. Esso, infatti, è anche un’“arte” che si può apprendere e
coltivare mediante l’ascolto della parola di Dio, l’attenzione alla vita
interiore (affetti, mozioni, sentimenti) e alla realtà che ci raggiunge
tramite gli eventi e le persone.
Il discernimento non riguarda solo circostanze determinate, come
i passaggi importanti della vita o le scelte di particolare rilievo, ma è
anzitutto uno stile, un habitus, che deve sempre accompagnare l’esperienza
dei credenti in tutti gli ambiti dell’esistenza. Esso consente di conoscere
ciò che viene da Dio (1Cor 2,9-10.12) e dona “corporeità” alla
fede, rendendola attiva e «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6).
Spesso inteso come pratica personale, il discernimento esprime e
attua anche la ricerca “comunitaria” della volontà di Dio. È forse
questa la sfida più difficile per la chiesa dei nostri giorni, sollecitata
dall’urgenza di ascoltare ciò che «lo Spirito dice» (Ap 2,7) e bisognosa
di verificare la qualità evangelica della propria presenza nel mondo.
In una conversazione con i Superiori generali di Ordini e Congregazioni
religiose, papa Francesco ha affermato: «Personalmente ho molto
a cuore il tema del discernimento»3. È la medesima preoccupazione che
spiega la presente monografia, la seconda di un percorso di riflessione
che la nostra rivista ha avviato con un primo fascicolo sullo stesso tema
(Il discernimento spirituale [1/2002] n. 127) andato presto esaurito.
È il segno dell’attenzione di «CredereOggi» per una realtà non ancora
adeguatamente conosciuta e apprezzata, ma da cui può dipendere la
riforma della vita di fede dei singoli credenti e della stessa chiesa, auspicata
da papa Francesco. […]






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