Concilium - 2025/1
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Concilium – 2025/1

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Description

Indice

Luca Ferracci – Stephan van Erp – Susan Abraham,

Editoriale

Abstracts

I. Nicea, 1700 anni dopo

Giacomo Freda Civico, La ricezione del Credo

niceno-costantinopolitano oltre il limes romano:

il caso dei Goti

Bishara Ebeid, Un’apologia dell’ortodossia nicena

per i musulmani: il Commentario del Credo

di Elia di Nisibi

I/ Introduzione

II/ Elia di Nisibi e la critica musulmana al Credo niceno

III/ L’autorità di Nicea e il suo Credo negli scritti teologici di Elia

IV/ Il Commentario del Credo: un’apologia per i musulmani

V/ Il materiale trinitario del Commentario

e le accuse musulmane di triteismo

VI/ Conclusione

Paolo Aranha, Introdurre la Trinità ed evitare la Trimrti.

La ricezione della dottrina trinitaria del Credo niceno-costantinopolitano nell’India moderna

IV/ Le mega-chiese (mega-churches) e Nicea

V/ Conclusione

Silvia Martinez Cano, Contributi delle teologie femministe alla teologia trinitaria.

Ripensare il concetto di “relazionalità”

I/ Nominare Dio: tornare al cuore del Simbolo trinitario

II/ La necessità di dialogare con la tradizione.

La fedeltà creativa

III/ La necessità di nuovi modelli

IV/ L’attenzione pastorale. Conclusioni

Luca Ferracci, Sulle origini della riappropriazione ecumenica

della fede di Nicea (XIX secolo)

I/ L’urgenza di un appuntamento

II/ I simboli, la fede, la storia: Johann A. Möhler e Ignaz von Döllinger

III/ La teologia anglicana e il Quadrilatero di Chicago-Lambeth (1886-1888)

Johannes Oeldemann, «Confessare insieme l’unica fede».

Il contributo di uno studio della Commissione Fede e Costituzione per l’anniversario del concilio di Nicea

I/ Contesto e svolgimento del progetto di studio

II/ Metodologia e contenuto del Documento di studio

III/ Ricezione del progetto di studio e prospettive per il futuro

II. Forum teologico

Fáinche Ryan, Come intendere l’affermazione di Ratzinger

di un «diritto inalienabile del pensiero greco

nell’ambito del cristianesimo»

I/ Einführung in das Christentum

II/ L’armonia del pensiero greco e della fede biblica

III/ Il Credo

IV/ La verità della tradizione cristiana e la sfida delle culture

V/ Conclusione

Steven Battin, Nicea come Simbolo di fede e simbolo di tragedia?

I/ Introduzione

II/ La relazione tra cristianesimo e modernità/colonialità

III/ Narrare la modernità/colonialità

e la colonialità cristiana come tragedia

IV/ Verso la narrazione del “lato tragico” di Nicea

V/ La strada per Nicea: un percorso tragico

VI/ Conclusione

 

Editoriale

Ogni domenica, i cristiani di tutto il mondo recitano il Credo

niceno come confessione di fede, ma la maggior parte non

sa che il Credo non venne concepito per diventare ciò che è poi

diventato nel corso dei diciotto secoli della sua storia: una pietra

angolare per tutte le confessioni cristiane, diffuso nei più diversi

contesti teologici, con un forte impatto sulle culture locali

e dalle molteplici implicazioni teologiche, politiche e filosofiche.

Creato per scopi principalmente liturgici e catechetici, il

Credo ha mostrato una doppia capacità di adattamento: di tipo

culturale, come ponte verso le popolazioni di missione, e di

tipo linguistico. Le traduzioni del Credo iniziarono già nel IV

secolo (nelle regioni armena, siriaca e copta e, in seguito, anche

nel mondo arabo) e durante l’età moderna l’espansione del

cristianesimo ha favorito la produzione di traduzioni in lingue

sempre più diverse, dallo slavo agli idiomi parlati in ciascuna

delle cosiddette “terre di missione”.

Nel 2025, anno in cui le Chiese cristiane e il mondo accademico

celebrano il 1700° anniversario del concilio di Nicea,

Concilium offre con questo numero l’opportunità di rivisitare

e riflettere su antiche discussioni, nonché di proporre nuovi

approcci e cornici interpretative. In accordo con un approccio

interdisciplinare e transculturale, questo numero offre tredici

saggi originali di studiosi che esaminano ciascuno un aspetto

dell’eredità del Credo, cercando di dimostrare il suo profondo

retaggio e la sua adattabilità culturale con idee fresche, a volte

provocatorie, ma sempre intellettualmente ricche.

I primi quattro saggi affrontano il tema della “ricezione” del

Credo nelle culture lontane dal contesto culturale greco-latino.

In alcuni casi, queste popolazioni erano insediate entro i confini

di quello che fu l’Impero romano, ma senza condividere l’ortodossia

nicena che stava formando e unificando la cultura intellettuale

cristiana occidentale nella tarda antichità. Questa era la

situazione dei Goti, presentata nel saggio di Giacomo Freda Civico,

che, pur rifiutando l’ortodossia nicena in favore di un Credo

subordinazionista, ne adattarono le categorie filosofico-teologiche

ai propri canoni culturali per essere interlocutori alternativi,

ma alla pari, con il mondo latino. In altri casi, il Simbolo

fu un mezzo per difendere e spiegare la fede cristiana ai noncristiani.

Bishara Ebeid nel suo saggio presenta il caso di studio

del Commentario del Credo niceno composto da Elia, il metropolita

siro-orientale di Nisibi, all’inizio dell’XI secolo per affrontare

l’accusa musulmana secondo cui Nicea era la causa della corruzione

della fede cristiana, in cui la dottrina trinitaria fu inventata

e sostituì l’autentica fede monoteistica insegnata da Cristo.

Tuttavia, nel caso di Elia di Nisibi, l’intento apologetico era anche

correlato al tentativo di rendere la comprensione cristiana

della Trinità più accessibile a un pubblico musulmano, utilizzando

metodi condivisi e un linguaggio comprensibile dai suoi

oppositori. Soprattutto durante l’età moderna, quando i missionari

erano impegnati a diffondere i principi della “vera fede”

tra i “pagani”, si ebbe una svolta a favore di un approccio “accomodazionista”

alle culture locali. Ovviamente, questo processo

di adattamento aveva il suo principio di base nel Credo che i

missionari traducevano (solitamente dal latino) e modellavano

secondo la lingua e la visione del mondo delle popolazioni della

missione. Ma questo non impedì che la superficie del cristianesimo

globale fosse solcata da profonde lacune nella ricezione

locale della fede trinitaria. Questa è la sottolineatura dei saggi

offerti da Paolo Aranha e Austin John Millares Ortinero. Mentre

Aranha analizza come la somiglianza fra la Trimrti indù e

la Trinità cristiana sia stata interpretata in modi diversi dai missionari

e dalle autorità della Chiesa nell’India della prima età

moderna (considerata un retaggio o una prefigurazione del cristianesimo,

o in alternativa una sua diabolica presa in giro), Austin

John Millares Ortinero identifica la mancanza di una […]

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