Dei verbum
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EDITORIALE

 

Antico Testamento. Sono solo due parole: «antico» e «testamento»; ma possono dare il via a una riflessione lunga e non scontata.

La parola italiana «testamento» è un calco del latino testamentum, che traduce – nei testi biblici – il greco diathéke, che a sua volta rende l’ebraico berít, «alleanza». Fin dai primi secoli si è usata l’espressione Nuovo Testamento per indicare quei libri che testimoniano la nuova alleanza, fatta da Dio nel sangue di Gesù crocifisso (cf. Lc 22,21); Antico Testamento, invece, è andato a indicare tutti gli altri libri che erano precedenti, quelli che testimoniavano l’alleanza tra Dio e il suo popolo prima di Gesù. Qualcuno, anche nel nostro fascicolo, preferisce parlare di «Primo Testamento», per evitare che sembri un giudizio di valore: come se la prima alleanza fosse ormai vecchia, superata.

Su questi temi, qui appena accennati, si sviluppano i tre articoli biblici del nostro fascicolo. Tiziano Lorenzin “racconta” l’alleanza tra Dio e il suo popolo a partire dai libri dei profeti; è una storia difficile, mai scontata, che ha come orizzonte quello dell’amore sconfinato di Dio. Ed è una storia – come mostra Benedetta Rossi – di cui non si può fare a meno quando si legge la vicenda di Gesù di Nazareth; lo stesso Gesù ne è consapevole, quando veste i panni del maestro che interpreta la sua persona alla luce dell’Antico Testamento. Quello dell’alleanza, ad essere precisi, non è un linguaggio che ricorre molto nel Nuovo Testamento, come mostra Giuseppe Pulcinelli; da quei testi che lo usano (in particolare dalle lettere di Paolo) si riesce comunque a farsi un’idea chiara: i primi cristiani erano consapevoli di essere in profonda continuità con il progetto di alleanza tra Dio e gli uomini rivelato nella storia di Israele.

All’Antico Testamento è dedicato il capitolo quarto della Dei Verbum. Non è all’apparenza un capitolo troppo complicato, com’erano stati i primi tre; anche la storia della redazione lo dimostra (Riccardo Saccenti). Tratta tuttavia temi delicati, anche perché la riflessione teologica circa il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento comporta inevitabilmente qualche ricaduta sul dialogo ebraico-cristiano. Gli approfondimenti che vi proponiamo al riguardo sono tre. Il primo, di Sebastiano Pinto, si sofferma ad analizzare il rapporto tra i cristiani e le Scritture ebraiche; il testo della Dei Verbum e altri testi conciliari (come la Nostra Aetate) hanno detto molto sul rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, ma hanno anche lasciato spazio alla creatività e alla riflessione dei credenti. Un autore che ha riflettuto molto a tale proposito è Paul Beauchamp, dalla cui opera prende spunto l’articolo di Guido Benzi, che mette in luce come la questione sia uno degli snodi principali della teologia biblica. Matteo Ferrari, invece, si sofferma sulla categoria che più di tutte permette di cogliere la continuità tra Antico e Nuovo Testamento, ossia quella di «storia della salvezza». Non è una categoria perfetta, ma la migliore se si vuole inquadrare la problematica nell’ottica già proposta dal primo capitolo della Dei Verbum, in cui era chiaro che la rivelazione di Dio è storica e non astratta.

La riflessione teologica è solo iniziata nei nostri tre articoli. Può continuare con la bibliografia ragionata di Valeria Poletti o con la proposta di laboratorio di Valentino Bulgarelli. Passando alle altre rubriche, quella di Riccardo Battocchio ci presenta un personaggio che non ha avuto un ruolo diretto nella stesura della Dei Verbum, ma che ha ispirato non poco la riflessione che l’ha preceduta e seguita: Luis Alonso Schökel. Cesare Bissoli continua a presentarci esperienze di apostolato biblico, questa volta riportandoci alcuni titoli dei molti libri che in questi anni sono usciti, a cura del «Settore Apostolato Biblico» dell’Ufficio Catechistico Nazionale. La pagina dedicata all’arte (Marcello Panzanini) ci porta agli inizi del 1500, quando Vittore Carpaccio dipingeva Sant’Agostino nello studio, accompagnato da un cagnolino fedele. Continua, infine, il percorso sul Vangelo secondo Giovanni proposto dall’inserto staccabile.

Anche le rubriche, a modo loro, ci parlano di una storia e di un’alleanza, di una ricerca sempre continua di dialogo tra Dio e l’uomo. Perché il percorso iniziato con l’Antico Testamento non è ancora concluso!

Carlo Broccardo

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