La Lumen Ecclesiae del beato Paolo VI
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La Lumen Ecclesiae del beato Paolo VI

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Estratto

Il contributo ripercorre la Lumen Ecclesiae di Paolo VI sottolineandone il valore e l’importanza malgrado l’impatto limitato nel rinnovamento del tomismo in direzione di un “tomismo vivente” superando finalmente il tomismo “fondamentalista” e quello d’ispirazione. In particolare dalla lettera emerge l’esperienza di una maggiore considerazione del contesto storico-dottrinale dell’opera di San Tommaso, l’invito alla lettura dei testi più che dei commenti, l’importanza del realismo filosofico e della concezione tomista del rapporto fra natura e grazia

Parole chiave:

Tomismo; Tommaso d’Aquino; Paolo VI; Realismo filosofico

Abstract

This article reviews the Apostolic Letter of Pope Paul VI, Lumen Ecclesiae, and underscores its importance notwithstanding the limited impact that it had in renewing Thomism in the direction of a “living Thomism” through the overcoming of a “fundamentalist” Thomism. Specifically, the Letter promotes the emergence of a wider consideration of the historical-doctrinal context of the works of St. Thomas, and it invites an interpretation of the texts rather than the commentaries written about them, while it also stresses the importance of philosophical realism and of the Thomistic conception of the relationship between nature and grace.

Keywords:

Thomism; Thomas Aquinas; Paul VI; Philosophical Realism

 

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Il 1974 è per il tomismo un anno cerniera, e non soltanto a causa delle numerose celebrazioni intorno al settimo centenario della morte di san Tommaso. Il 1974 segna l’inizio di una lenta resurrezione del tomismo dopo un periodo di forti turbolenze. Difatti, dodici anni prima, nell’ottobre 1962, l’assemblea conciliare, rigettando gli schemi preparatori elaborati da una Commissione teologica che era, in gran parte, l’emanazione del tomismo romano del Sant’Uffizio, aveva segnato la fine di un certo tomismo. Si legge in una lettera contemporanea (17 dicembre 1962) del futuro Cardinale Georges Cottier a Jacques Maritain:

«I teologi romani hanno fatto un terribile favore a san Tommaso; i loro progetti di cui il rigetto era prevedibile (e, spesso, meno male), riflettevano il linguaggio dei manuali, e, più gravemente, erano l’espressione di una teologia a base di san Roberto Bellarmino, di encicliche e di diritto canonico, tutto ciò che ovunque, sia per ignoranza sia per malafede, si confonde col “tomismo”, con la scolastica. Ne risulta che tutte le altre scuole, comprese le più inquietanti, trionfano»1.

Quindi, fu la morte del tomismo? Certo, no. Mutatur, non tollitur. Il tomismo cambia, non sparisce. Il sistema che affonda negli anni Sessanta non è il tomismo come tale ma una certa figura del tomismo, quella che, iniziata da Leone XIII, era stata poi utilizzata come strumento di normalizzazione dottrinale nella lotta anti-modernista. Figura che viene talvolta chiamata neo-scolastica o neo-tomismo. Per quanto sia diversificato (il tomismo di Leone XIII non è esattamente quello di san Pio X), questo neo-tomismo viene caratterizzato da almeno cinque tratti principali. Primo, si interessa più alla filosofia che alla teologia, perché il suo obiettivo principale è di proporre una filosofia alternativa alla filosofia moderna che sia suscettibile di fornire i fondamenti di una civiltà cristiana integrale. Secondo, questa filosofia tomista ricostituita viene considerata come una variante cristiana, battezzata, dell’aristotelismo. Terzo, temendo soprattutto questa forma di relativismo che si chiama storicismo, cioè la teoria secondo la quale una dottrina è così intrinsecamente legata al contesto storico della sua elaborazione che essa smette di essere valida fuori da questo contesto, il neo-tomismo tende a presentare un san Tommaso astorico, distaccato dalla storia. Quarto, san Tommaso è letto come l’iniziatore di una tradizione, una scuola, da cui è inseparabile e che costituisce un criterio ermeneutico sicuro per interpretare il suo pensiero. Infine, quinto, il tomismo serve ad una normalizzazione autoritaria dell’insegnamento ecclesiastico.

Nel contesto del venir meno di questo neo-tomismo, la lettera Lumen Ecclesiae, primo documento magisteriale così autorevole sul tomismo dopo il Vaticano II, appare come il segno e lo strumento dell’emergere di una nuova figura del tomismo. Senza rinnegare gli apporti positivi del neo-tomismo, il beato Paolo VI invita ad un «aggiornamento (accomodata renovatio) dell’eredità scolastico-tomistica» (26). Nell’intenzione del papa, questo aggiornamento del tomismo si situa nel contesto di quello più generale del Vaticano II, nella prospettiva di ciò che Benedetto XVI chiamerà ermeneutica della continuità.

In questo breve intervento, tratterò soltanto tre aspetti della Lumen Ecclesiae; essi corrispondono a tre domande. Primo, quale tipo di tomismo il beato Paolo VI intende promuovere tramite questa lettera; Secondo, cosa diviene in questo nuovo contesto l’autorità speciale finora riconosciuta dalla Chiesa a san Tommaso d’Aquino; Terzo, quarant’anni dopo la Lumen Ecclesiae, quali sono gli apporti più recenti degli studi tomistici che manifestano tanto la dimensione profetica quanto i limiti della Lumen?

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