Servizio della Parola - n. 557
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Servizio della Parola – n. 557

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5. Il Direttore risponde

Alcune valutazioni e proposte su Servizio della Parola 

I nostri modi di dire

51. La gioia del paradiso 7

1. «La gioia del paradiso» (A. Carrara

2. I Salmi delle ascensioni,

un pellegrinaggio verso la gioia (D. Arcangeli

3. «Oh gioia! Oh ineffabile allegrezza!».

La gioia nel Paradiso di Dante (M. Ballarini

Dalla devozione al Sacro cuore alla preghiera del cuore? 

(R. Laurita)

Dalla Santissima Trinità alla 15a domenica ordinaria

Santissima Trinità (F. Ficco, + A. Lameri

SS. Corpo e Sangue di Cristo (F. Ficco, + A. Lameri

10ª domenica ordinaria (F. Ficco, E. Aceti, Redazione

11ª domenica ordinaria (F. Ficco, + G. Ambrosio, Redazione

12ª domenica ordinaria (F. Ficco, E. Diaco, Redazione

13ª domenica ordinaria (F. Ficco, A. Carrara, A. Ghersi

14ª domenica ordinaria (F. Ficco, M. Epis, A. Ghersi

15ª domenica ordinaria (F. Ficco, G. Zanchi, A. Ghersi)

 

5.

Il Direttore risponde

Alcune valutazioni e proposte su Servizio della Parola

Carissimo Direttore,

mi chiamo Giampiero Savino, ho 38 anni, sono presbitero dal

2010 e parroco dal 2019. Ho avuto un “primo contatto” con la

rivista negli anni del seminario durante una conferenza sull’omiletica

tenuta da don Chino. Quando poi sono diventato parroco

ho sentito il bisogno di inserire nei testi che abitualmente usavo

per la preparazione dell’omelia domenicale, qualcosa che mi desse

una comprensione più “scientifica” degli stessi brani, non solo

un’interpretazione pastorale. Attraverso del materiale pubblicitario

che era arrivato in parrocchia tramite posta, mi sono nuovamente

imbattuto nella rivista e quindi ho deciso di abbonarmi.

Fondamentalmente il mio utilizzo della rivista è in funzione

della mia personale preparazione all’omelia domenicale, non necessariamente

per trovarvi degli spunti da utilizzare ma per avere

una comprensione migliore dei brani, che parta da “cosa” dice il

testo innanzitutto. Sicuramente trovo molto utile anche la parte

del commento più vicino alla sensibilità pastorale. Non seguo i

suggerimenti per le preghiere dei fedeli perché in parrocchia utilizziamo

il foglietto “la domenica”.

Da qualche anno sono passato all’abbonamento digitale ma

solo per una questione di “spazio”: sembrerà banale ma i volumi

iniziano a diventare tanti e non si sa dove metterli. Ecco, se proprio

devo manifestare un aspetto migliorabile – a mio avviso – è

proprio la parte digitale: mi risulta un po’ farraginoso il meccanismo

che chiede ogni volta di andare al sito, accedere ecc. Mi sembrerebbe

molto più semplice poter mantenere “aperto” il file in

uso o magari una app.

Ringraziandovi per il vostro servizio e per l’opportunità di entrare

in questo dialogo con il direttore e la redazione della rivista,

vi auguro una buona continuazione.

Carissimo don Giampiero,

grazie della tua testimonianza come lettore di Servizio della

Parola e della sensibilità che porti come prete ancora giovane,

sia per gli anni di ministero che per età anagrafica. Colgo dalle

tue osservazioni anzitutto il desiderio di una comprensione

personale e profonda della parola di Dio, anche culturalmente

accurata, come primo passo per una maturazione spirituale e

ministeriale. Si tratta di fare esperienza della Parola come dimensione

“ispirante”, in grado di suscitare l’apertura degli occhi

e delle orecchie alla realtà di Dio nella nostra vita. Questi

effetti di apertura e di trasformazione del cuore non risultano

da una lettura superficiale, emotivistica o ideologica, che trascuri

la portata delle domande che sono suscitate in un lettore

sensibile e attento. Si tratta invece di valorizzare il percorso

dell’intelligenza e degli affetti, che cooperano con il testo a una

lettura sempre più profonda e capace di incidere sulla coscienza

del lettore.

Il primo passo per questa trasformazione è proprio la comprensione

del senso letterale della Parola – quel senso che l’autore

umano intende esprimere – perché il lettore possa poi comprendersi

davanti ad esso. Ciò permette, per l’azione dello Spirito,

di passare continuamente da cosa il testo dice in sé a cosa dice

a me, alla mia vita, al mio cuore, ai miei desideri e paure, per

poi offrire la mia vita personale e comunitaria nella preghiera.

L’omelia non dovrebbe scaturire in modo naturale da questo

rapporto intimo e personale con la parola di Dio, capace di illuminare

anche la vita della comunità? Altrimenti si rischia di

strumentalizzare la Parola per scopi pastorali o sociali che possono

anche essere buoni o pertinenti, ma che non entrano in un

processo più profondo di ascolto dello Spirito.

È poi certamente vero che l’omelia non è una semplice “spiegazione”

della parola di Dio domenicale, ma è un atto di accompagnamento

della comunità nel mistero di quella Parola,

di come essa si incarna nella sua vita, di come ne può orientare

atteggiamenti e stili. E questo richiede sensibilità e sapienza pastorale,

per “rileggere” quella Parola a contatto con le domande,

le modalità di comprendere Dio e la spiritualità delle persone

di oggi e di una comunità concreta. Un suggerimento per questo

secondo passaggio pastorale può essere quello di partecipare,

anche come presbiteri e pastori di comunità, a gruppi di

ascolto e condivisione della parola di Dio domenicale, insieme

a laici che siano educati a rileggere i loro vissuti alla luce della

Parola. Se portare la comunità a questo atto di preghiera condivisa

settimanale può essere già un obiettivo pastorale, il primo a

goderne i frutti sarà il parroco stesso che, partecipando a questi

incontri non da maestro ma come uditore della Parola insieme

agli altri, potrà arricchire il proprio bagaglio omiletico con l’esperienza

di vita condivisa da tante persone alla luce del vangelo

domenicale, per poi cogliere ciò che più contribuisce al cammino

della propria comunità.

In questo quadro quale può essere il nostro contributo come

Servizio della Parola? Certamente non intendiamo offrire

omelie “precotte” o schemi “preconfezionati”, che prescindano

dal lavoro di ascolto della Parola e dello Spirito che l’omileta è

chiamato a fare (tra l’altro di omelie se ne possono trovare già

tante su vari siti o supporti informatici). La rivista può invece

offrire strumenti da utilizzare con sapienza, che difficilmente

possono essere scovati altrove in questa forma: da un lato l’esegesi,

in modo semplice e con attenzione al contesto ermeneutico

del Lezionario, può arricchire e approfondire notevolmente

il ventaglio interpretativo della Parola; dall’altro gli spunti di

attualizzazione hanno un metodo preciso, ossia quello di far

emergere le domande di vita, i desideri e i vissuti delle persone

di oggi, che possono gettare luce sulla Parola offerta la domenica.

Infine alcuni suggerimenti di regia liturgica predispongono

indicazioni utili per la celebrazione, in armonia con la liturgia

della Parola. A questo riguardo ci interessa anche offrire materiali

che possano sostenere le liturgie della Parola in attesa

di presbitero (ADAP), che sempre più si stanno diffondendo

nell’esperienza pastorale italiana.

Per la preghiera dei fedeli sono d’accordo con te, carissimo

don Giampiero, ce ne sono già tantissime e certamente la maggior

parte delle nostre comunità sono educate a scriverne di più

pertinenti, attraverso i loro gruppi liturgici.

Da ultimo la questione della versione digitale: sarebbe davvero

bello poter disporre di una app di Servizio della Parola per

gli abbonati che desiderino fruirne. Vedremo se sarà possibile e

in che tempi.

Grazie ancora di questo tuo contributo!

Davide Arcangeli

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