Description
Teresa riceve la prima percezione del “cammino della verità” nell’infanzia.
Dall’intuizione dell’eternità scaturisce in lei la luce che le addita il “cammino
della verità”. Gli effetti dell’incontro con la verità sono immediati e concreti:
desiderio di parlare solo di “cose verissime”, adorazione del “totalmente
Altro”, comprensione esistenziale, apertura a tutte le possibili strade della
conoscenza. Cammino di perfezione, lo chiama Teresa, di compimento, di
tensione nella pace verso la pienezza, la bellezza definitiva.
«Tutto va bene alla superficie della vita»
(F. Pessoa).
Ma «il clima di leggerezza in cui viviamo
è ormai per molti un’insostenibile pesantezza»
(E. Bianchi).
La civiltà dell’immagine tenta di alienare l’uomo e la
donna da se stessi, di disperderli in una fuga dalla coscienza
che rimuove domande e problemi, stordisce in un bombardamento
di suggestioni effimere, ma capaci di catturare e schiavizzare
chi non sa opporsi con decisione al loro fascino apparente,
allo scintillio vuoto, che disperde e tormenta.
Si può vivere in uno scollamento continuo da se stessi,
dagli altri, dal mondo. Nell’incoerenza, che arriva all’irresponsabilità.
Perdita di unità interiore e di personalità, che fa
naufragare in una genericità anonima: «Un uomo senza qualità
è fatto di qualità senza uomo» (Musil). Incapacità di rapporti
umani se non convenzionali e disimpegnati, in una fuga
dall’altro per impossibilità di reggerne il peso e di coinvolgersi
nel mistero inebriante ma esigente, severo della comunione.
La perdita di radici scardina dalla realtà in ogni suo aspetto.
Non c’è spirito pensoso che non si chieda se esista una
verità. Che non percepisca, al di là della multiforme apparenza
delle cose, una unità sottesa, o almeno un enigma. E non avverta
che c’è un oltre in tutto ciò che appare.
Il pensiero da sempre ha indagato sulle origini della vita, è
stato colto dalla vertigine dell’infinito, ha tentato risposte mai
esaurienti ed esaurite. Rivelatrici di quella tensione all’oltre,
che è la caratteristica più propria della natura umana. Gli spiriti
religiosi – ogni spirito in qualche modo lo è – vi hanno ravvisato
l’aspirazione a Dio che muove da lui, e apre alla libertà
di una ricerca che è insieme fatica di indagine e sorpresa di riconoscimento:
«La mia origine mi ha consegnato a un essere e
a una mia propria libertà. So perfettamente che non sono io la
mia origine – questa è la cosa più certa che ci sia –, ma so anche
che da qualche parte ne ho una, che devo essere grato a qualcuno
per me stesso e per la mia libertà» (H.U. von Balthasar).
Teresa riceve la prima percezione del “cammino della verità”
nell’infanzia. È un’apprensione teologale della verità, legata
all’intuizione dell’eternità, che sarebbe impressionante in
una coscienza infantile, se «il Signore del cielo e della terra»
non avesse rivelato ai piccoli il destino di tutto (cf Mt 11,25).
Dall’intuizione dell’eternità scaturisce in Teresa la luce che le
addita “il cammino della verità”. Dio le si rivela verità quando,
con il fratellino prediletto, Rodrigo, di due anni maggiore,
legge le vite dei santi:
Ci impressionava molto nelle nostre letture l’affermazione
che pena e gloria sarebbero durate per sempre. Ci accadeva
di passare molto tempo a parlare di quest’argomento e
godevamo di ripetere molte volte: sempre, sempre, sempre! Nel
pronunziare a lungo questa parola, piacque al Signore che
mi restasse impresso nell’anima, fin dall’infanzia, il cammino
della verità (V 1,4).
Divenuta adulta, Teresa muove, nella sua ricerca, da una
constatazione che non ha perso d’attualità: «Oggi nel mondo…
la verità è difficilmente ascoltata» (P 7,6).
Non solo; non è cercata. Né la verità su se stessi, non accolta
perché mette in discussione l’io – «il falso, canta Gaber,
è un’illusione che ci piace» –, né la verità meta di un’indagine
aperta da domande irrinunciabili, ma non formulate, o rimosse,
se si affacciano alla coscienza.
[…]






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