Description
Scrive Hegel: «Niente vien saputo che non sia nell’esperienza». Come si concilia questa affermazione con il sistema idealistico hegeliano? Mario Dal Pra, tra i più insigni storici della filosofia del Novecento, si propone qui di dare risposta a tale interrogativo esaminando le opere di Hegel e ponendole in dialogo con quelle di Hume, Kant e Marx. Anticipando, con finezza e rigore, un tema di studio sorto nella filosofia angloamericana degli ultimi anni – a opera di John McDowell, Robert Pippin, Robert Brandom -, Dal Pra pone inoltre a confronto l’idealismo hegeliano con il neoempirismo novecentesco, con particolare interesse a John Niemeyer Findlay e alla sua interpretazione di Hegel, inteso come un possibile “empirista critico-metafisico”. Per Dal Pra, Hegel si muove sempre tra due posizioni contrapposte: da un lato vuol mostrare la costituzione dialettica dell’esperienza, dall’altro ne dà una giustificazione metafisica totalizzante; ammette il dato di fatto e lo “uccide” speculativamente. Si può allora concedere alla dialettica una funzione euristica che, depurata della sua natura metafisica, conosca la relazionalità della realtà, ma He-gel sembra così, paradossalmente, ammettere la finitezza della ragione umana. Per Dal Pra Hegel potrebbe essere, suo malgrado, un “realista”.






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