Description
Nell’impatto con la rivelazione, il linguaggio umano si apre alla sua misura alta. Non si parla solo per comunicare qualcosa. Il parlare è innanzitutto relazione, contatto, evento sonoro e corporeo, chiamata ad accogliere e amare.
Se Dio ha parlato agli uomini e se continua a parlare, ci devono essere tracce di questo evento nel linguaggio umano. E se Dio ha parlato agli uomini «per mezzo di uomini» e «alla maniera umana» (Dei Verbum, n. 12), il linguaggio degli uomini deve essersi arricchito, deve aver sperimentato la ricchezza dell’ispirazione divina, o deve aver trovato la misura alta della sua umanità. Se il fenomeno della rivelazione o del Dio-che-parla appartiene al mondo, pur non provenendo dal mondo, è necessario chiedersi se esso non abbia in qualche modo contagiato o alterato o umanizzato il linguaggio in quanto tale. Qual è allora il senso del linguaggio, del parlare, della parola? Quali sono i tratti di un linguaggio secondo la rivelazione? Qual è il senso di una parola “ispirata” dalla parola di Dio o che “contiene” la parola di Dio? Quali aperture sull’umanità del linguaggio vengono dalla rivelazione?






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